Ecco perché il robot di Sony, Aibo, ha la forma di un cane e non di un uomo

“Nessuno si aspetta da un cane che capisca tutto, mentre se fai una richiesta a un robot dalle fattezze umane e questo ti ignora, perché non capisce, la cosa genera rabbia e nervosismo”. Così Daigo Maesaka, Senior art director del Creative center di Sony svela il motivo per cui l’azienda giapponese ha puntato su un robot-cane invece che su uno antropomorfo.

Quello che è certo è che gli assistenti personali Sony continueranno ad avere una ‘forma’. “Secondo noi”, continua Maesaka, “non c’è vera intelligenza artificiale se oltre alle funzioni il device non ha anche una sua precisa interfaccio formale”. Tradotto: Sony, che pure ha il suo smart assistant sulla scia di Amazon, Google ecc., ha deciso di puntare con decisione all’interfaccia.

Lo dimostrerà con l’esposizione di aprile alla prossima milano Design Week milanese (allo spazio Zegna di via Savona), incentrata su ‘Ai x robotics’, ovvero l’intelligenza artificiale non va disgiunta dai robot. La mostra di quest’anno si intitolerà “Affinity in Autonomy: Envisioning the relationship between humans and robotics”, ed esporrà il futuro della robotica e la sua evoluzione secondo Sony, fatta cioè di emozione e vitalità. Ecco perché a presentarla c’era lo stato maggiore del reparto creativo del colosso nipponico, a partire dal vicepresidente Yutaka Hasegawa, a capo del creative center, fino a Daisuke Ishii, chief art director. Di ingegneri, invece, nemmeno l’ombra.