Internet avrebbe dovuto costruire un mondo più giusto, ma qualcosa è andato storto. Ora servono più trasparenza e governance

Ricordo ancora quanto mi avevano affascinato le parole di John Perry Barlow la prima volta che le ho sentite: “Governi del mondo industrializzato, voi altezzosi giganti di carne e acciaio, io vengo dal cyberspazio, la nuova casa della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi che appartenete al passato di lasciarci in pace. Non siete i benvenuti tra noi. Non avete alcuna sovranità nel luogo dove ci riuniamo”.

Ho ascoltato il discorso di Barlow nel 1996, durante il World Economic Forum a Davos, mentre leggeva ad alta voce quella che è passata alla storia come la “Dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio”.

Il messaggio rivolto ai leader mondiali riuniti nella piccola cittadina sulle Alpi svizzere era piuttosto chiaro: i governi di tutto il mondo hanno infranto le loro promesse. Il cyberspazio potrebbe costituire la culla per un nuovo ambiente sociale globale; un luogo indipendente dal controllo dei governi dove ognuno da ogni parte del globo possa esprimere le proprie idee e convinzioni, senza il timore di incorrere in sanzioni o censure. Il web potrebbe creare un mondo di gran lunga più umano e giusto di quello che tutti i governi sono stati capaci di costruire finora.

I pionieri e gli appassionati di internet di tutto il mondo hanno investito in questa idea, incluso il sottoscritto. Per anni, Internet è stato costruito da gente con buone intenzioni. Persone con il timore o addirittura l’odio per il controllo da parte dei governi, mentre questi ultimi dal canto loro non avevano la più pallida idea di cosa stesse accadendo in questo universo parallelo. Già allora, la visione di Barlow aveva in sé tutto il potenziale per diventare realtà.

Oggi, a distanza di vent’anni, quella stessa visione stenta ancora ad avverarsi del tutto. Malgrado gli incredibili progressi e le molteplici opportunità che l’internet aperto ci ha dato, sembra abbastanza chiaro che ciò che una volta era un’affascinante visione si sia trasformata col tempo in una realtà enormemente complicata. L’internet aperto di cui tutti oggi facciamo uso ha involontariamente assunto alcuni risvolti negativi.

Specialmente per quanto riguarda le fake news e il dilagare della disinformazione. Questi due aspetti rappresentano, forse più di ogni altro, quanto questo mondo virtuale e aperto a tutti possa essere usato anche da malintenzionati, allo scopo di attentare alla stabilità del sistema sociale e minare le fondamenta delle moderne democrazie.  

Un internet aperto dovrebbe anche essere trasparente

Una parte della visione idealistica di Barlow per l’internet mi ha ispirato a dare vita a Trustpilot, poiché lo stesso strumento che dà alle persone un’incredibile quantità di possibilità di scelta è anche quello che rende difficile fare chiarezza e capire di chi la gente può realmente fidarsi quando effettua acquisti online. Quindi, la nostra missione era e continua a essere quella di mitigare questo contrasto. Ispirati da gente come noi – e non dai governi – abbiamo avviato un sistema senza barriere di collaborazione tra le persone, dando la possibilità a chiunque e ovunque di condividere la propria esperienza.

Indubbiamente, per fare questo c’è stato bisogno di stabilire alcune regole. Dietro ogni nuova opportunità si cela il rischio di farne un uso improprio. Basandoci su una politica a tolleranza zero nei confronti di azioni fraudolente, abbiamo messo in piedi alcune linee guida che tutti sono tenuti a seguire. Sin da allora abbiamo investito milioni di sterline nello sviluppo di algoritmi e nel potenziamento delle nostre risorse umane per evitare il rischio di manipolazione del sistema.

Abbiamo scoperto che uno dei modi più efficaci per contrastare la diffusione della disinformazione è quello di dare più potere alla gente e di rendere la nostra piattaforma ancora più trasparente. In altri termini: il miglior modo di proteggere l’internet aperto è, di fatto, essere cristallini su ciò che si fa e su come lo si fa, dimostrando che le proprie intenzioni rispecchiano le proprie azioni e facendo vedere che si ha veramente a cuore chi si ha attorno. Ecco perché siamo costantemente alla ricerca di nuovi modi di rendere la nostra piattaforma sempre più trasparente e di aiutare i nostri clienti a prendere decisioni più consapevoli. Quindi, abbiamo deciso quest’anno di compiere il primo passo tra le aziende del nostro settore, dando la possibilità di vedere come ciascuna attività commerciale si comporta riguardo alla segnalazione di recensioni e quali sono le sue tendenze.

L’apertura è un valore importante che i professionisti di internet devono apprezzare

Sebbene le recensioni online giochino soltanto un piccolo ruolo nel continuo dibattito sulle conseguenze negative di un internet aperto a tutti, esse sono la riprova di quanto sia necessario fare qualcosa, se vogliamo veramente proteggere e promuovere un accesso democratico alle informazioni che sono a disposizione.

Nessuno è al di sopra della legge e la governance potrebbe di fatto essere l’unico modo per far sì che internet rimanga aperto a tutti. Ogni azienda è chiamata a fare la propria parte, giocando secondo le regole e aiutando le autorità a migliorare le dinamiche del mondo digitale. Non sto dicendo che dovremmo tutti accettare ciecamente ogni nuova proposta di politica aziendale; chi ci governa deve anche alzare la posta in gioco, agire con maggiore diligenza e comprendere meglio il mondo tecnologico. Ma bisogna che lavoriamo tutti assieme per far funzionare le cose.

Le piattaforme aperte a tutti rendono democratico l’accesso, la creazione e la diffusione di informazioni. Senza di esse, saremmo tutti più poveri. D’altro canto, le piattaforme chiuse e moderate impediscono alla gente di esprimere liberamente la propria opinione e di ritagliarsi il proprio spazio. Anche se l’internet aperto non è perfetto, vale la pena combattere per difenderlo. Faremmo molto meglio ad affrontare a testa bassa le sfide di questo settore piuttosto che accettare l’ipotesi di un mondo senza di esso. Per questo facciamo della trasparenza e della governance i nostri pilastri portanti e riteniamo che anche altri dovrebbero cominciare a farlo.

* fondatore e Ceo di Trustpilot, piattaforma di recensioni indipendenti.