Sempre più persone si ribellano all’invadenza della tecnologia. La soluzione? Discrezione, rispetto e comprensione dei desideri

Il momento della ribellione è arrivato. Capita sempre più spesso, per esempio, che la risposta a una mail inviata la mattina arrivi in serata. Problemi di sincronizzazione del server di posta? Niente affatto, semplicemente il destinatario ha deciso di leggere le mail alla fine della giornata lavorativa. Come capita sempre più spesso che si decida di silenziare le notifiche dei social sullo smartphone e scegliere volontariamente quando aprire Facebook.

Sono piccoli segnali di insubordinazione alla dittatura tecnologica, questi, che dimostrano una nuova consapevolezza dell’uomo di fronte alla dittatura della tecnologia.

La conseguenza del caos digitale, definito così da Accenture nella presentazione dei suoi Fjord Trends 2019, è che l’uomo ora vuole decidere quando e come usare la tecnologia, aspirando a una nuova etica digitale che rispetti altri valori, più tradizionali: il silenzio, la riflessione, la concentrazione, la funzionalità essenziale.

Secondo il report di Fjord, la tecnologia ruba tempo e attenzione al consumatore. Così, il messaggio per le aziende è chiaro: è arrivato il momento di fermarsi a ragionare e ripensare prodotti, servizi ed esperienze venendo incontro al rispetto della libertà di scelta e di espressione. Scegliere, dunque, nuove interfacce di comunicazione, nuovi obiettivi, diversi dal fatturato, nuovi stimoli differenzianti.

Basta con l’usa-e-getta

Il rapporto Fjord promosso da Accenture è sintetizzato in 7 tendenze, si inizia con Il Silenzio è d’Oro: il consumatore ha sempre più bisogno di digital detox e le funzioni di blocco delle attività su smartphone introdotte da Apple e Google lo dimostrano. I nuovi prodotti e servizi dovranno essere progettati per supportare con discrezione. E, inoltre, basta puntare sulla quantità delle interazioni, meglio lavorare sulla qualità del rapporto con il consumatore.

L’ultima cannuccia riassume l’esigenza di creare in maniera sostenibile per l’uomo e per l’ambiente. Bandire per sempre il concetto di “usa e getta” e di obsolescenza programmata e lavorare sui binari dell’economia circolare, del rispetto dell’ambiente, della durabilità delle risorse tecnologiche.

I dati devono essere minimali. La sbornia dei Big Data è al suo crepuscolo. Cambridge Analytica ha creato una linea di confine tra ciò che è etico e ciò che non lo è nell’uso dei dati dei consumatori. Cresce la consapevolezza del valore del dato personale, al punto da generare un mercato in cui i consumatori mettono in vendita le informazioni. E cresce la necessità di sintesi, di alta scrematura del dato realmente utile al business aziendale.

Aggregare i servizi alla comunità

La città è la nuova rete, in un certo senso. La tendenza a ripopolare le aree urbane è ben nota, per questo c’è da sviluppare un nuovo approccio alla mobilità, non necessariamente solo urbana. Cosa significa? Per esempio, che la nuova parola d’ordine è “aggregare”. Ovvero, avere a disposizione un servizio unificato di sharing che metta a disposizione l’auto ma anche lo scooter, possibilmente elettrici, la bici o il monopattino. Strumenti aggregati a disposizione della comunità, dunque, che non riguardino solo la mobilità e che bandiscano per sempre il concetto di possesso.

Il quinto assioma del report di Fjord prevede un cambio di paradigma nella raccolta dei dati. Se prima con le informazioni si categorizzavano gli individui, oggi ciò non è più sufficiente per comprenderne le esigenze. Ciò che serve non sono dati “statici” (sesso, età, capacità di spesa ecc.) ma, piuttosto, dati “dinamici”, comportamentali, estraibili in tempo reale dall’attività dell’individuo. Si tratta, esattamente, del modello Spotify. E la tecnologia è perfettamente in grado di assolvere il compito.

Il consumatore compra dei prodotti. Non importa dove. È il concetto di multicanalità, già evidente da qualche tempo, che richiede anche una unificazione dello spazio di vendita in un unico luogo sia fisico che digitale e una varietà di ambienti diversi in base alle esigenze della singola persona. Per esempio, moltiplicando le opportunità e modificando i luoghi per il ritiro dell’acquisto, anche se il consumatore non lo dichiara espressamente.

Infine, attenzione agli abusi delle realtà sintetiche. Il deepfake è molto di più di un semplice giochetto in cui si sostituisce, in maniera notevolmente plausibile, il volto di un’attrice porno con quello di una celebrity. Applicato in diversi campi rischia di confondere il consumatore e favorisce il proliferare di fake news. Necessario porre dei paletti alla finzione e definire delle certezze per mantenere alta la fiducia dei consumatori.