L’auto del futuro? Sarà senza finestrini, parola dei designer dello Ied

  • Una delle scuole di transportation design più famose nel mondo, quella dello IED, mette in mostra i suoi tesori in occasione dei trenta anni di attività dell’istituto a Torino.
  • Oltre a sfornare dream car e concept car, il design delle automobili insegue una Generazione Y sempre più lontana dal possesso e vicina ai temi della sostenibilità.
  • Una delle tendenze rivelate dalle matite dei giovani designer è quella del micro habitat: auto iperconnesse, a guida autonoma e… senza finestrini.

Chi l’ha visto? Potrebbe essere questo il film che l’industria automotive cerca di sceneggiare in questi anni Dieci del Terzo Millennio, a proposito del proprio cliente. Un decennio percorso da una crisi globale senza precedenti del maggiore asset industriale fin qui conosciuto: quello che promuove l’automobile di massa. Crolli a due cifre ormai frequenti come un ritornello, dubbi sulla tenuta del Pil globale, spasmodici colpi di acceleratore sugli aggiornamenti tecnologici e iniezioni di carburante nei processi industriali non sembrano riuscire a frenare la caduta del mercato.

La parola “sostenibilità” tracima ormai da tutti gli ambiti dello sviluppo e dell’innovazione, e a rimanere indietro più di ogni altro comparto è proprio l’automobile. Non fossero bastate spallate come quella data dal Dieselgate all’intero comparto, è ormai chiaro come l’automobile di massa non inquina più solo l’aria, ma anche e soprattutto lo spazio e il tempo, oltre a costare un sacco di soldi, molti più di quanto non renda.

Se negli uffici dei grandi gruppi tira un’aria pesante almeno quanto quella che appesantisce le città, nei centri di formazione accademica l’atmosfera è certamente diversa: freschezza, passione, entusiasmo, idee giovani. È qui che si deciderà la partita, se è vero che l’automotive deve anzitutto cambiare prodotto, prima ancora che modello di business, o target di mercato. Andare dal fossile all’elettrico o dotare le vetture di guida autonoma non sembra poter superare un ostacolo che ingigantisce sempre più: lo spazio pubblico è saturo di automobili e le persone, soprattutto i giovani, non hanno più l’acquisto di un’automobile nelle loro priorità esistenziali.

Ospite di una delle capitali mondiali dell’‘industria delle industrie’, com’era stata definita l’automotive dall’economista Peter F. Drucker, l’Istituto Europeo del Design di Torino compie trenta anni. Ha deciso di celebrarli ripercorrendo la storia del suo master in Transportation Design, centro di formazione tra i più coccolati dai grandi gruppi automobilistici, con una percentuale di placement di oltre il 70% dei suoi studenti a soli sei mesi dal diploma. Una mostra appositamente allestita raccoglie il lavoro fatto durante i master dal 2004 a oggi, nella cornice di uno dei templi dell’automobile, il Mauto, museo dell’automobile.

Ogni modello ha visto la luce grazie al lavoro di giovani arrivati in Piemonte dai cinque continenti, uniti tra loro in team multidisciplinari, fino al debutto che avviene tradizionalmente e in anteprima mondiale al Geneva International Motor Show.

Credo che per uno studente sia un momento di libertà creativa totale,” ha detto a Business Insider Italia Paola Zini, direttrice IED Torino. “Ovviamente partendo da un brief, ma i paletti aiutano a progettare. Il brief è anche il modo per entrare a contatto con un’azienda e un modo per imparare come si lavora in un centro stile.”

Tomo (in giapponese, amico), la concept car elettrica portata a Ginevra quest’anno su brief di Honda, è definita allo stesso tempo “smart device e “mobility tool”, qualcosa che si adatti alle esigenze dell’utente dentro e fuori dall’ambiente urbano.

Honda Tomo. Ied

Abbiamo cominciato sviluppando con gli studenti di illustrazione e grafica una storia manga, che è poi diventata la parte di comunicazione del progetto, e naturalmente l’identikit dell’utente,” ha continuato Paola Zini. “Il protagonista è un giovane studente che inizialmente non usava la macchina perché non ne aveva la necessità. Diventando urban farmer e combinando temi di sostenibilità, si avvicina al mondo dell’automobile, progettando il modello giusto per sé.

Per forza di cosa dobbiamo guardare avanti, dove sta andando il mondo. Cerchiamo sempre di immaginare cosa faranno fra tre anni le persone che entrano oggi nel nostro master. Ci piacerebbe strizzare l’occhio alla mobilità in termini più ampi. Il progetto presentato quest’anno a Ginevra andava già in questa direzione,” ha concluso Paola Zini.

Ed è un mondo, quello dell’automotive, in continua evoluzione, alla ricerca di nuovi appigli sia di marketing sia valoriali per giustificare il possesso di un’automobile, in uno scenario che sembra invece andare sempre più incontro alla condivisione e al trasporto collettivo.

L’idea era cercare di metterci all’interno della quotidianità della generazione Y,” ha detto a Business Insider Italia Luca Borgogno, ex studente e oggi docente IED, oltre che Head of Design di Automobili Pininfarina, marchio full electric controllato dalla indiana Mahindra.

Luca Borgogno. Federico Del Prete

“Il manga è servito da ispirazione per tutto quello che c’è all’interno della Tomo. Mettersi nella mente di chi poi utilizzerà il prodotto è il modo migliore per fare qualcosa di coerente. In fondo, molto del design automobilistico è storytelling,” ha detto Luca Borgogno.

Stiamo cercando di conquistare il più possibile questi giovani,” continua Luca Borgogno. “Sembra che si stia un po’ perdendo la passione per l’automobile come la vivevamo noi: io sono nato con gli scarichi e le marmitte elaborate, mentre loro hanno una visione chiaramente diversa”.

Il design non racconta solo storie, ma deve anche tracciare la strada per i prodotti del futuro. Guardando i concept Ied esposti fino a novembre al Mauto, colpisce la tendenza neanche tanto minoritaria al micro habitat, ovvero a una vettura che è soprattutto ambiente, prima di essere veicolo. Si tratta di veicoli a guida autonoma, caratterizzati dall’assenza totale di finestrini.

Un prototipo di auto senza finestrini progettato allo Ied. Federico Del Prete

È il fenomeno del cocooning, che dall’ambiente domestico si amplia fino ad modificare i veicoli per la mobilità individuale? Passiamo già molte ore chiusi in auto – a stressarci: tanto vale viverla come fosse una casa, o un ufficio, ad esempio senza guidare. Certo è che un’automobile-bozzolo può davvero andare incontro ai caratteri tipici della Generazione Y, detta anche dei Millennials, diffidente e spaventata dagli effetti della crisi globale, oltre che in cerca di sicurezza. I modelli in mostra al Mauto, pur se completamente “ciechi”, sono però ancora disegnati come vetture dalle forme consuete. Si può però proiettare in avanti anche l’evoluzione di questo tipo di design.

Basta semplicemente provare a immaginarli come oggetti diversi, non più come automobili,” ha continuato Luca Borgogno. “Se uno comincia a immaginarli come un pezzo dell’ambiente urbano, allora possono avere forme e funzioni completamente differenti: ci si può fare della pubblicità, ci possono essere messaggi di comunicazione, non essere più concepite come un esterno fatto da forme sensuali tutte riflessi e vernice. Ci sarà questa distinzione tra le macchine che rimarranno legate al possesso, più emozionali, anche se cambieranno molto anche quelle; e poi degli altri oggetti, che forse non si chiameranno neanche più automobili, più che altro dei dispositivi di trasporto, e che avranno un futuro completamente diverso.

Un prototipo di auto senza finestrini progettato allo Ied. Federico Del Prete

A vedere i concept prodotti da Ied tra gli altri per Abarth, Alfa e Tesla esposti al Mauto, viene da chiedersi quale sarà il futuro dell’automobile ispirazionale tutta curve e passione, forse irraggiungibile.

La dream car non morirà,” afferma Luca Borgogno. “Se da un lato cambieremo completamente il modo di trasportare le persone all’interno delle città, ciò non toglie la passione che il mondo dell’automobile continuerà a esprimere. Penso che si distinguerà ancora di più: forse saranno oggetti da usare solo in pista, quasi delle sculture su ruote. Cambieranno completamente in quanto a utilizzo, ma non moriranno. Non si può uccidere la passione e l’emozione per il trasporto”.

Se i dati economici di mercato e il sentimento dei consumatori continueranno a mostrare una tendenza così negativa nei confronti dell’auto di massa, vorrà dire che l’automobile “passionale” sarà vissuta dai suoi ultimi e più convinti possessori soltanto in riserve chiuse – o nei musei. La nuova essenza del trasporto, forse un po’ meno emozionale ma più efficiente, sicuramente meno auto-centrica, si sposterà verso un modello di veicolo più aperto e comunitario, con o senza finestrini: i brand – e i designer – sono avvertiti.