Digitale, guida autonoma e motori elettrici: il futuro dell’auto passa solo dalle alleanze

Nell’attuale settore dell’auto sono in corso dei cambiamenti epocali. Transizioni che stiamo in parte vedendo ma che nei prossimi mesi diventeranno ancor più evidenti. L’elettrificazione, la digitalizzazione e la guida semi autonoma sono i vettori che stanno trascinando questa trasformazione che porterà i costruttori a diventare sempre più “venditori di servizi”. L’auto, infatti, non è più concepita come un mero oggetto da possedere e magari da mostrare come status symbol per spostarsi da A a B, ma come un hub tecnologico, dove poter lavorare e connetersi. In questa vision, che appartiene soprattutto ai millennials, la tecnologia rappresenta il vero valore aggiunto.

 

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Questa trasformazione del settore automobilistico richiede ingenti capitali da parte dei costruttori. Capitali che non sono di certo facili da reperire, visto che i produttori di auto stanno investendo molto per rendere puliti i motori, e quindi ottemperare alle sempre più stringenti normative europee in tema di emissioni. L’unica soluzione per sopravvivere in questa nuova guerra è quindi quella dell’alleanza tra le varie aziende automobilistiche allearsi e condividere così gli investimenti.

 

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Le alleanze rappresentano il presente ed il futuro del settore dell’auto. Inoltre, le partnership sono fondamentali per contrastare i colossi della tecnologia come la Apple e la Waymo di Google che hanno enorme liquidità e che da qualche anno stanno investendo nel settore della guida autonoma e della digitalizzazione. La stessa Waymo da qualche mese ha iniziato ad offrire la sua specializzazione sulle driverless alle case automobilistiche; la controllata di Google ha infatti siglato un accordo sia con la FCA che con Jaguar & Land Rover per la fornitura rispettivamente di Chrysler Pacifica e di Jaguar I-Pace, e con il Groupe Renault e Nissan per lo sviluppo delle auto a guida autonoma adibite sia al trasporto di persone che di merci.

Auto nuove appena uscite dalla fabbrica – Carl Court/Getty Images

E sono molti i produttori che hanno deciso di allearsi nel nome del processo tecnologico e della sopravvivenza del settore. Se escludiamo il gruppo Hyundai, la PSA e la FCA, che attualmente hanno deciso di giocare la partita in solitaria ma che presto potrebbero “scegliere” un partner, e l’Alleanza Nissan-Renault-Mitsubishi, la cui egemonia politica è stata messa in discussione dopo l’arresto in Giappone dell’ex ceo Carlos Ghosn, praticamente tutte le altre case automobilistiche hanno deciso di allearsi. E all’orizzonte si profila una battaglia oriente contro occidente.

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Dalla parte dell’emisfero orientale, la Toyota, che due mesi fa dopo una lunga gestazione ha finalmente presentato i piani per l’auto elettrica, condividerà i suoi investimenti con una serie di costruttori giapponesi e avvalendosi di tutte le aziende consorziate. Il colosso giapponese, infatti, ha rivelato i dettagli della sua piattaforma modulare e-TNGA, progettata per garantire la massima flessibilità. Su questa piattaforma verranno ingegnerizzate sei varianti di auto elettriche, tra cui una suv media che verrà realizzata in collaborazione con la Subaru, una suv compatta in compartecipazione con la Suzuki, una berlina e due multivan.

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Inoltre, il colosso giapponese nel suo piano ha previsto la realizzazione di tre varianti di city car a batteria ultra-compatte, che verranno realizzate con la Daihatsu, di proprietà della Toyota, e con la Suzuki. I programmi della Toyota sono ambiziosi; entro il 2030 il costruttore punta a vendere 4,5 milioni di veicoli elettrificati e almeno un milione di auto elettriche, che verranno prodotte beneficiando degli accordi con i colossi cinesi delle batterie CATL, BYD, GS Yuasa, Toshiba e Panasonic (con quest’ultima la Toyota sta sviluppando la batteria allo stato solido). L’obiettivo della Toyota è quello di creare un grande colosso dell’auto elettrica orientale, mediante la condivisione delle tecnologie e delle piattaforme con la Subaru, la Suzuki e la Mazda.

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All’asse orientale dell’auto elettrica si contrappone a quello europeo guidato dal Gruppo Volkswagen che, per la sua transizione verso l’elettrico e la digitalizzazione, ha investito la cifra monstre di 80 miliardi di euro. Ma il gruppo Volkswagen non giocherà la partita in solitaria. Sul tavolo ci sono le firme degli accordi di collaborazione stipulati con gli altri costruttori tedeschi; l’obiettivo è quello di rientrare dei soldi spesi per lo sviluppo da zero del nuovo pianale per auto elettriche MEB. Costruttori tedeschi che comunque in passato si sono già alleati. La Daimler, la BMW e l’Audi, nel 2015 hanno infatti acquistato la Here, società che fornisce servizi e tecnologie di dati di tipo geografico e di mappatura, per 2,5 miliardi di euro.

Volkswagen ID.3, la prima full electric di Wolfsburg che sarà in concessionaria all’inizio del 2020. Avrà un’autonomia tra 330 e 550 km (a seconda della batteria scelta, omologazione WLTP), il listino partirà da 30.000 euro. Oggi, in pre-booking con l’anticipo di 1.000 euro, si può prenotare ID.3 1st, una serie speciale che ha autonomia di 420 km e costa 40.000 euro. Nel prezzo sono comprese un anno di ricariche.

Il primo costruttore alleato del Gruppo Volkswagen non sarà tedesco bensì americano. La Ford, infatti, sarà la prima compagnia a beneficiare del nuovo pianale MEB. La Volkswagen, che precedentemente aveva annunciato un accordo con la casa americana per lo sviluppo e la commercializzazione di mezzi commerciali (furgoni e pick-up), concederà l’utilizzo della piattaforma MEB, all’ovale blu, che diventerà quindi il primo costruttore esterno a utilizzarla. I primi modelli di elettriche della Ford su base MEB dovrebbero essere prodotti a partire dal 2023 nello stabilimento tedesco di Colonia. Ma l’alleanza Ford-Volkswagen non si fermerà alle sole auto elettriche; le due aziende collaboreranno, attraverso un investimento congiunto, con la Argo AI, un’azienda di Pittsburgh specializzata nell’auto senza guidatore e valutata 7 miliardi di dollari, per l’introduzione progressiva della tecnologia negli Stati Uniti e in Europa.

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La BMW, l’altro costruttore tedesco attivo sul fronte della mobilità elettrica, al fine di ammortizzare i suoi investimenti in questo settore, ha siglato un’alleanza con la Jaguar Land Rover per lo sviluppo di motori elettrici. Questa alleanza prevede una fornitura da parte della BMW alla JLR di motori elettrici di quinta generazione chiamati eDrive; si tratta di un nuovo sistema di propulsione composto da motori e batterie che esordirà il prossimo anno con la BMW iX3.

Nel fotomontaggio: una scena del film Interstellar e la concept car elettrica BMW Vision M Next.

Sempre la BMW collaborerà con l’altro colosso tedesco, il gruppo Daimler, proprietario del brand Mercedes, per lo sviluppo di tecnologie di nuova generazione per i sistemi di assistenza alla guida, la guida automatica sulle autostrade e i parcheggi automatizzati (tutti al livello SAE 4). L’obiettivo è lo sviluppo di un’architettura scalabile per i sistemi di assistenza alla guida, compresi i sensori, un sistema comune per la memorizzazione, l’amministrazione e l’elaborazione dei dati, oltre allo sviluppo del software di gestione. I frutti di questa collaborazione dovrebbero concretizzarsi entro il 2024, quando la piattaforma dei sistemi avanzati di assistenza alla guida dovrebbe debuttare  sulle auto dei due costruttori.

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Le sinergie tra le BMW e la Daimler non saranno però solo per lo sviluppo dell’auto senza guidatore. I due colossi, infatti, già quest’anno hanno unito le loro rispettive società di car-sharing, Car2Go e DriveNow, al fine di rendere più profittevoli ed efficienti questi servizi. La Daimler, che aggiungerà al portafoglio prodotti 10 veicoli elettrici nei prossimi quattro anni, e la BMW, che entro il 2025 offrirà 12 modelli a batteria, potrebbero poi collaborare anche per lo sviluppo di un pianale condiviso per automobili con motore elettrico, destinato a vetture compatte e medie, in grado di ospitare anche propulsori termici. Attraverso questa collaborazione i due gruppi potrebbero risparmiare 7 miliardi di euro a testa in 7 anni.

Audi E-Tron 55 quattro in ricarica a una colonnina Ionity, le super fast charger da 350 kW che il consorzio tedesco, a cui partecipano Vw, Daimler Mercedes, Bmw e Ford, sta istallando in tutta Europa. Quest’Audi è full electric, ha un’autonomia dichiarata di 400 km e costa 88.630 euro.

La Volvo, che ha dalla sua i capitali del gruppo Geely, ha deciso di giocare la sua partita con Uber. Mediante un accordo, siglato nel 2016, le due aziende stanno lavorando per sviluppare congiuntamente l’auto a guida autonoma. Il frutto concreto di questa partnership è un’automobile di produzione, la suv Volvo XC90, in grado di ‘guidarsi da sola’ grazie al sistema a guida autonoma che fa riferimento all’hardware sviluppato dalla Uber. Questa collaborazione apre la strada alla futura introduzione di vetture con guida autonoma nella flotta di Uber per arrivare a offrire un servizio di ride sharing senza autista.

Un’auto a guida autonoma di Uber percorre Smallman Street a Pittsburgh, Pennsylvania. Jeff Swensen/Getty Images

La geografia delle alleanze è quindi molto articolata e cambia di mese in mese. Oltre a quelle che abbiamo sopra citato, i “vecchi” produttori automobilistici stanno cercando di accordarsi con “il nuovo che avanza”. Possono infatti essere visti sotto quest’ottica l’iniezione di capitali da parte della Porsche (acquisendo il 10% delle azioni) e del Gruppo Hyundai (con un investimento di 80 milioni di euro) nella croata Rimac, azienda specializzata in hypercar elettriche, e quella della Ford verso la Rivian, compagnia americana che vuole introdurre sul mercato suv e pick-up a batteria.

Anche la FCA, che sembra un po’ più attardata delle altre nella corsa alla guida senza conducente, attraverso la sigla del memorandum d’intesa con la startup americana Aurora, volta a trovare soluzioni per equipaggiare i veicoli commerciali con soluzioni di self driving, sta cercando di recuperare il terreno perso.